Perchè si dice io sia poco tecnico. Operare sulla coscienza e creatività o su tempi e diaframmi?
Consegnato all’autismo. Esco e insegno, comunico me, le cose che ho appreso e cerco di darle ad altri affinché le utilizzino per declinare il loro immaginario. Coltivare la creatività che ognuno di noi possiede e portarla ad uno stato di maggior coscienza è quello che mi prefiggo nell’insegnamento, per questo spesso si dice che io sia poco tecnico, perché do priorità all’animo,ai moti dell’essere e alle sensazioni e cerco di capire come portarle ad essere l’elemento propulsivo di un fare al quale dovremo abbinare poi successivamente una techne.
Lavorare sulla fotocamera significa applicare delle regole che tutti possiamo apprendere, dai libri,da internet,da un fotoamatore evoluto…..molto più difficile è realizzare ciò che io sono uso fare, ma non lo dico io questo, bensì i numeri, il passaparola di anno in anno che fa crescere in maniera esponenziale i miei allievi: 108 quest’anno in totale.
In Accademia di Belle Arti spesso ho dovuto operare come una sorta di SERT ambulante per rimediare ai disastri provocati dall’altro docente che, preda di deliri egotici,di un equilibrio instabile, di una perdita d’interesse per la docenza e per la Vita ha demotivato quando non stroncato degli allievi a seconda del climaterio che in lui agiva. Lavorare sull’essere umano è cosa delicata, è un impegno non da poco, le nuove generazioni cresciute a televisione e schermi vari hanno perso il contatto con la realtà del mondo….vivono la sua mediazione e se investiti gratuitamente o meno da critiche e stroncature possono crollare come castelli di sabbia.
Oggi in molti giovani manca la motivazione, io cerco come un rabdomante, quanta acqua scorre sotto la loro scorza….perchè ognuno di noi è creativo,ognuno ha una sorgente in sé, una polla ed il suo rivolo d’acqua e cerco di portare a coscienza che :- Sì, si può fare….c’è materia su cui lavorare. Potrò sembrare pretenzioso ma non è così. Questo comporta una fatica immane,un dispendio d’energie non da poco. Da mesi mi presento il mercoledì con fare giullaresco a lezione, perché se facessi colui che recita una lezione,seguendo un canovaccio fatto di parole, dati espressi in numeri, sopirei metà classe, che arriva dalle canoniche otto ore di lavoro. Ora il martedì c’è l’avanzato, il lunedì e il mercoledì l’accademia ed io mi do per come posso a discapito delle mie energie. Il mio privato invece è autistico, non vedo pressoché nessuno, rifiuto inviti,aperitivi,cene non mi piace andare in giro così per girare….ho una sorta di comunicazione molto particolare nel privato, una comunicazione che è rigorosamente a due, ma nell’oggi questo pare resti un ideale cui tendere più che una realtà.
Sottoscrivo pienamente ciò dici Alberto!
January 19th, 2008 at 14:32Prima di farmi un’overdose di tuoi corsi
la stagione passata (base e avanzato)
avevo frequentato un corso di una famigerata scuola con tanto di sito web la quale prometteva mari e monti e offerte di lavoro per la modica cifra di €1900.
Il corso era prettamente tecnico, con pochissimo spazio dedicato a comprendere ciò che è o non è la natura della fotografia e come trovare un proprio modo e stile per impiegarla.
Dopo l’immane spesa, 6 mesi di noiose lezioni che hanno falcidiato un già picoolo gruppo di allievi mi sono reso conto che ne sapevo poco di più di ciò che avevo imparato dai vecchi del mio circolo fotografico per non parlare poi della stampa in B/N.
Alberto non ti curar di loro…
Ho un motto:-Preferisco essere un fallimento alle mie condizioni che un successo secondo le condizioni d’altri. Il numero elevato d’allievi la dice lunga sul fatto che il mio non sia un fallimento. Ma senza la spocchia di chi si sente arrivato, perchè nessuno arriva mai a nulla, mi applico per migliorare le questioni didattiche, studio e mi interrogo su nuove strade da percorrere e continuo a lavorare a feedback, in grado di cambiare la lezione in 4 minuti se vedo che l’interesse scema. La direttrice dell’Accademia mi disse, ti voglio ad insegnare perchè sai affabulare…ma non sono un saltimbanco, un politico….sono uno che prima di insegnare è stato allievo e che si è detto VORREI UN PROFESSORE CHE AMI LA SUA MATERIA,CHE CI CREDA AL DI LA DELLA FORMA DI CONTRATTO,DEL RITORNO ECONOMICO,VORREI UN PROFESSORE CHE HA PASSIONE PER LA SUA MATERIA,IN GRADO DI TRASMETTERE IL SUO SAPERE….e ne ho trovato uno così….si chiama GUIDO ZANOLETTI ed è stato mio professore di figura disegnata….e quando lo incontro…glielo dico sempre…LEI E’ STATO UN FARO PER ME….AVEVA PASSIONE.
Io ho passione, per l’Arte, per il trasmettere tutto ciò che ho imparato non a scuola (perchè fotografia non mi è stata praticamente insegnata…se ne è detto e basta)l’ho appreso inizialmente in uno studio milanese dove ero il terzo assistente, poi sul territorio, sperimentando da solo, chiedendo,stampando foto da me dal 1983 ad oggi….interrogandomi sulla natura dell’immagine,leggendo pochi testi sulla filosofia del visibile….ma ragionandoci molto da solo. Un mio corso se vogliamo parafrasare Castellini è 20% tecnica e 80% cazzi miei…ECCO I CAZZI MIEI SONO LE RISPOSTE A QUESTIONI D’ESTETICA FOTOGRAFICA E LA SOLUZIONE DI CERTI NODI LEGATI ALLA DIALETTICA DELL’IMMAGINE FOTOGRAFICA.
Citare Barthes,Gombrich,Maltese,Marra o chi per loro può essere utile…ad un professore che INSEGNA. La differenza è che io sono diventato un autore e ad un certo punto ho sentito che dovevo TRASMETTERE UN SAPERE ad altri, pertanto integro le letture di estetica fotografica a delle cose MIE (i cazzi miei)e lì nasce quella magia che ancora oggi stupisce pure me.
January 19th, 2008 at 15:09Quando insegno, dimentico i vuoti della mia casa, gli amici morti,i fallimenti famigliari, quando insegno sono connesso all’essenza del me bambino che a tre anni decise DA GRANDE SARO’ PITTORE.
LO SONO E DIPINGO CON LA LUCE.
Troppo accentratore?
Egocentrico?
Avevo un sogno e l’ho realizzato….ho avuto un dono e lo condivido con gli allievi no?
Se tutti insegnassero come te…la scuola e l’università italiana funzionerebbero molto, ma molto meglio….e tutto quello appreso rimarrebbe ricordato con soddisfazione per tutta la vita…
hasta pronto!
January 20th, 2008 at 11:13Beh… Che dire? Come dici tu, l’evidenza del gran numero di presenze al corso lascia ben poco alle parole se non per dire che la passione che tu trasmetti è cosa estremamente rara nel campo didattico.
Quindi…. complimenti per la trasmissione!! ;)
A presto!!!
January 20th, 2008 at 11:59Ciao.
E c’è chi si spara 100 km per respirare Alberto e 100 km per tornare a casa…ed anche questo la dice lunga sui corsi di Alberto Terrile. Per me già chiamarli corsi è sminuire ciò che essi sono…
January 21st, 2008 at 8:45Se il mio fare, che non và confuso col mio dire, spesso eccessivo e debordante, produce ossigeno per l’immaginazione altrui è segno che ciò che svolgo non è vano. Altra cosa che raccomando è imparare a dialettizzarsi, rifuggendo sia la dipendenza da Coach che l’ascesa dell’Ego. Equilibriamoci gli uni gli altri….io pure. Ho più esperienza e insegno, ma il senso che propongo è riassumibile nel FACCIAMO ASSIEME UN PO DI STRADA NELLA CONTEA DEL VISIBILE, TRAVERSANDO MONDI IMMAGINATI E MONDI DA IMMAGINARE ASSIEME.
January 21st, 2008 at 9:01Buona settimana.
Credo che tutti gli esseri umani possano darsi gli uni agli altri. Alberto ci insegna a fotografare (non necessariamente usando una fotocamera), noi (in senso lato come allievi) gli abbiamo insegnato a insegnare. E’ un do ut des che sulle prime puo’ anche spiazzare, ma alla lunga ci libera dalle costrizioni dei ruoli…
January 21st, 2008 at 9:52Coach, lusingata di avere te come “insegnante” dopo aver avuto Marra come relatore della mia tesi!La passione che ho per l’arte e il percorso scolastico sono simili al tuo e dopo averti conosciuto mi sono detta, non potevo fare scelta migliore! E’un piacere per le orecchie e il cervello ascoltarti!
January 22nd, 2008 at 15:45